Le notti d'Oriente

L'oriente islamico a portata di click
martedì, 01 luglio 2008

Dante e l'Islam

Pochi autori hanno messo in luce i significati esoterici del poema sacro e costoro hanno subito l'ostracismo della critica ortodossa arroccata su posizioni in linea con l'interpretazione cattolica del capolavoro. Ancora più sparuto è, però, il gruppo di studiosi che hanno colto le convergenze tra la cultura occidentale e quella islamica, in ordine soprattutto alle visioni oltremondane.

Tra gli antecedenti culturali del poema di Dante, si ricordano le opere fondate sul tòpos della “visione” dei regni oltremondani: il Somnium Scipionis, la Visione di San Paolo, il Purgatorio di San Patrizio, il Libro delle tre scritture di Bonvesin della Riva, il De Ierusalem coelesti et de Babilonia civitate infernali di Giacomino da Verona… Non sono, però, quasi mai citate, sebbene correttamente René Guénon ed altri le considerino fondamentali per l’ispirazione dantesca, le fonti arabe, ossia il Corano, il Libro del viaggio notturno e le Rivelazioni della Mecca di Mohyddin ibn Arabi, testi anteriori di circa ottant’anni alla stesura della Commedia. M. Asin Palacios, autore del saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Commedia, Madrid 1919, afferma che le analogie tra le opere islamiche ed il capolavoro dantesco sono più numerose da sole di tutte quelle che i commentatori hanno individuato rispetto a quelle intercorrenti con le altre letterature di ogni paese.

L'influsso della cultura araba ed ebraica sulla Commedia è indiscutibile. Guénon ci ricorda gli addentellati con la tradizione islamica rintracciabili nell'opera. Eccone qualche esempio: in un adattamento della leggenda musulmana, un lupo ed un leone sbarrano la via al pellegrino, come la lonza, il leone e la lupa fanno indietreggiare Dante; Virgilio è inviato al poeta fiorentino e Gabriele a Mohamed dal Cielo; entrambi, durante il viaggio, soddisfano le curiosità del pellegrino.

L'Inferno è annunciato nelle due narrazioni da segni identici: tumulto assordante e confuso e raffica di fuoco. La struttura dell'Inferno dantesco è esemplata su quella dell'inferno musulmano. Ambedue sono un gigantesco imbuto formato da una serie di piani e di scale circolari che menano al centro della terra; ognuno dei gironi accoglie una categoria di peccatori, la cui colpa e pena si aggravano a mano a mano che sono collocati in un cerchio più profondo. Infine questi due inferni sono entrambi situati sotto la città di Gerusalemme. Per purificarsi all'uscita da Malebolge, Dante si sottomette ad una triplice abluzione. Una stessa triplice abluzione purifica le anime nella narrazione musulmana. L'architettura delle sfere celesti attraverso cui si compie l'ascensione è identica: nei nuovi cieli sono disposte, secondo i loro rispettivi meriti, le anime dei beati, che alla fine si radunano tutte nell'Empireo.

L'apoteosi finale dei due itinerari in mentem Dei è la stessa: i due viaggiatori, innalzati sino al cospetto di Dio, ci descrivono il Creatore come un focolare di luce intensissima, circondato dalle schiere angeliche irradianti fulgori.(1) Queste ed altre coincidenze non possono essere accidentali. Per mezzo di chi Dante attinse tali immagini e tòpoi ? Mohyddin, nato a Murcia, in Andalusia, morì a Damasco. I suoi discepoli sparsi in tutto il mondo islamico furono forse in contatto con gli Ordini di cavalleria cui l'Alighieri fu molto vicino. (Vedi La normalizzazione degli eretici). È presumibile che “il ghibellin fuggiasco” recepisse qualche suggestione indiretta tramite i Templari o per mezzo di personaggi come Emanuel Romano, poeta ebreo che Dante conobbe.

Senza dubbio un'attenta rilettura della Commedia, affrancata da pregiudizi interpretativi, consentirebbe di individuare altri indizi di un Dante conoscitore del retaggio arabo ed islamico. La stessa figura di San Francesco potrebbe essere riconsiderata per enucleare qualche legame con i Sufi dei cui insegnamenti risentì il poverello d'Assisi, quando si recò in Egitto, come ormai accertato dalla critica più avveduta. “Però chi d'esso loco fa parole, non dica Ascesi, ché direbbe corto, ma Oriente, se proprio dir vuole”. Questi versi del canto XI del Paradiso dove San Tommaso d'Aquino tesse l'elogio di Francesco, accentuando il valore semantico della parola “Oriente”, adombrano forse il debito del santo nei confronti dell'Oriente musulmano ? È solo una congettura, ma forse non indegna di una qualche considerazione.

Ancora più interessante è l'ipotesi del Troni che, circa il celebre incipit di Inferno VII, Pape satan, pape satan, aleppe, individua assonanze con la pronunzia araba: È la porta di Satana, è la porta di Satana, fermati, in arabo, bab sciaitan, bab, sciatan, alebb. Se è una combinazione, è una combinazione ben strana, checché ne pensi l'ineffabile Giacalone che definisce tale esegesi “bizzarra” (sic).

Infine se la porta verso il Dante esoterico è stata dischiusa, quella verso il Dante che si ispira all'Islam è ancora ben serrata: sarà il caso di cominciare ad aprirla.

Data articolo: giugno 2008
Fonte:
Zret

postato da nur85 alle ore 20:44 | link | commenti (4)
categorie: letteratura araba, culture comparate
martedì, 15 aprile 2008

Una precisazione....

Sono d'accordo col commento di Yassine, ossia che è importante ora come ora e visti gli scandali elettorali, impegnarsi a difendere l'Islam...caro fratello, segnalo a te ed a tutti gli altri cui interessa qst argomento che ho un blog a parte x la "polemica" essendo qst una sorta di diwan su cui discutere di orientalistica e di cultura più che di poltica. Ti indico  l'altro:

http://loscrignodoriente.blogspot.com/

Spero mi visiterai e posterai i tuoi commenti! Salaam

postato da nur85 alle ore 10:17 | link | commenti (3)
categorie:
lunedì, 14 aprile 2008

Il potere della parola


Lo stereotipo che vuole gli arabi incapaci a fare informazione è duro a morire. Ho fatto di recente una ricerca sulla stampa araba dal 1832 al 1926, e ho scoperto cose straordinarie. Nel 1876, in Italia, c'erano ben quattro quotidiani in lingua araba: a Napoli, a Bologna e a Livorno. Ora c'è la televisione, ma il pregiudizio di cui parlavo è ancora forte. Si pensa che "per natura" gli arabi siano bugiardi, retorici e inclini ad esagerare. La vera differenza culturale tra i paesi occidentali e quelli arabi, quella essenziale, è che la cultura occidentale è basata certo sulla scrittura, ma più ancora è basata sull'arte, sulle immagini, la pittura, la scultura. Dipende dal fatto che la natura è più bella e varia, che ci sono la neve, i fiumi e tante altre cose che ispirano il genio. La cultura araba, invece, ha solo il deserto. Tutto lì è aperto e deserto. Gli arabi sono obbligati a guardare nello spazio, notte e giorno. Non hanno avuto il pennello o lo scalpello, hanno avuto la parola. Di notte, nel deserto, si parlava e si faceva poesia. I dieci poemi più famosi della cultura araba preislamica sono stati scritti con inchiostro d'oro e appesi alla Ka'aba della Mecca. Poi è venuto l'Islam: la "sura" più antica del Corano dice: "Leggi!, nel nome del Dio che ti ha creato. Colui che ha insegnato all'uomo con la penna". Ecco, la scrittura e la lettura, la lingua e la parola. La novità è che adesso la parola araba può arrivare ovunque. In questa guerra, la verità sarà vista da due angolazioni diverse. L'altra novità è che ora c'è una professionalità araba basata anche sulla tecnologia. La mediazione tra i fatti e gli spettatori è araba.
(Samir al Qarayouti, da
http://www.isfreedom.org/)

postato da nur85 alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: arabo, letteratura araba
lunedì, 14 aprile 2008

Il concetto di Dio nell'Islam

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

“Di': Egli Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato,

non è stato generato, e nessuno è eguale a Lui”. [Corano 112:1-4]

Ogni lingua ha uno o più termini usati in riferimento a Dio (e talora anche ad altri dei, di minore importanza). Questo non è il caso della parola “Allah”. Allah è il nome proprio del vero e unico Dio, Nessun’altra entità può essere denominata Allah. Il termine è indeclinabile, non ha quindi plurale o genere e ciò mostra l’esclusività di questa parola quando viene confrontata alla parola “dio” che può essere resa al plurale, es. “dei” o al femminile , es. “dea”. È interessante notare che Allah è anche il nome personale di Dio in Aramaico, la lingua di Gesù pace su di lui. La parola Allah è il riflesso dell’unico concetto che l'Islam associa a Dio.

Per un musulmano, Allah è l’Onnipotente, il Creatore e il Sostenitore dell'universo, niente è simile a Lui e nessuno è paragonabile a Lui. Il Profeta Muhammad (pbsl) è stato interrogato dai suoi contemporanei su Allah. La risposta provenne direttamente da Dio stesso in un capitolo breve del Corano considerato l'essenza dell'unicità di Dio o del precetto del monoteismo. “Di': Egli Allah è Unico, Allah è l'Assoluto. Non ha generato, non è stato generato, e nessuno è eguale a Lui”. [Corano 112:1-4]

Alcuni non-Musulmani affermano che il concetto di Dio nell'Islam sia quello di un Dio  rigido e crudele che chiede di essere obbedito completamente. Non amorevole. Niente può essere più lontano dalla verità di questa affermazione. Basterebbe sapere che a eccezione di uno, ciascuno dei 114 capitoli del Corano comincia con il versetto: “In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso” in uno dei detti (hadith)del Profeta Muhammad (pbsl) ci dice: “Dio è più Misericordioso verso i Suoi servitori di una madre verso l’amato figlio.”

Oltre a essere Misericordioso, Dio è anche Giusto. Quindi i malfattori e i peccatori devono avere la punizione che spetta loro e i virtuosi la legittima ricompensa. Effettivamente, l'attributo di Dio come Misericordioso si manifesta completamente nel suo attributo di Giusto. La gente che soffre durante la vita nel nome di Dio e la gente che opprime e sfrutta altri per tutta la vita non dovrebbe ricevere lo stesso trattamento. Pretendere un medesimo trattamento è come  negare la credenza stessa nel giudizio dell’aldilà e quindi negare tutti i precetti verso una vita morale e virtuosa in questo mondo.

L'Islam rifiuta la caratterizzazione di Dio in nessuna forma umana o la Sua descrizione come se prediligesse certi individui, o nazioni in base alla ricchezza, potenza o atnia. Ha creato tutti gli esseri umani uguali. Possono distinguersi e guadagnare la Sua gratitudine solo con virtù e rettitudine.

Capire la vera essenza di Dio

Il concetto che Dio si sia riposato il settimo giorno dopo la creazione, abbia lottato con uno dei suoi soldati, sia un invidioso cospiratore contro l'umanità, o che Dio stesso si sia incarnato in qualsiasi forma umana è da considerare blasfemo dal punto di vista islamico. L' unico uso possibile del termine "Allah" come nome personale di Dio è il riflesso di un'enfasi dell'Islam sulla purezza della credenza in Dio. Questa credenza nell'unicità di Dio, è l'essenza del messaggio di tutti i Suoi Profeti. Perció, l'Islam considera l'associazione di qualsiasi divinità o personaggio all’unico Dio come un grande peccato che Dio non perdona mai se questa persona muore senza pentirsene.

Il Creatore è diverso dalla Sua creatura poiché se fosse della stessa natura parteciperebbe  al ciclo temporale e quindi necessiterebbe a sua volta di un creatore. Niente quindi è simile a Lui. Se il Creatore non è soggetto al tempo, allora deve essere eterno, non creato e se niente lo ha indotto a esistere, niente fuori di Lui lo fa continuare a esistere, il che significa che deve, per definizione, essere autosufficiente; e non dipendendo da alcuna cosa per la continuazione della propria esistenza, non può che essere eterno. Il Creatore è quindi eterno: “Egli è il Primo e l'Ultimo, il Palese e l'Occulto, Egli è l'Onnisciente." [Corano 57:3]  

È autosufficiente o autosussistente o, per usare un termine Coranico, È Al-Qaiyum. Il creatore non crea soltanto nel senso di portare le cose all'esistenza, le conserva e se ne prende cura sin dall'inizio ed è la causa ultima di qualunque cosa accade a loro.

“Allah è il Creatore di tutte le cose e di tutte le cose è il Garante. Egli detiene le chiavi dei cieli e della terra. Coloro che non credono nei segni di Allah sono i perdenti.” [Corano 39:62-63]

“Non c'è animale sulla terra, cui Allah non provveda il cibo; Egli conosce la sua tana e il suo rifugio, poiché tutto [è scritto] nel Libro chiarissimo.” [Corano 11:6].

 Gli Attributi di Dio

Se il Creatore è Eterno e Immortale, allora i Suoi attributi devono anche essere Eterni e Duraturi. Non dovrebbe perdere niente dei Suoi attributi né acquisirne di nuovi. E se così è, allora i Suoi attributi per definizione sono assoluti. Potrebbe mai esistere più di un Creatore con tali attributi assoluti? Sarebbe mai possibile per esempio, aver due creatori equamente potenti in maniera assoluta? Un rapido pensiero ci mostra quanto questo non sia verosimile. Il Corano riassume l’argomento nei seguenti versetti:

“Allah non Si è preso figlio alcuno e non esiste alcun dio al Suo fianco; ché altrimenti ogni dio se ne sarebbe andato con ciò che ha creato e ognuno [di loro] avrebbe cercato di prevalere sugli altri. Gloria ad Allah ben oltre quello che affermano !” [Corano 23:91] 

 L’Unicità di Dio

Il Corano ci ricorda la falsità di tutti i presunti dei. Ai veneratori di manufatti artificiali chiede:

“Disse: « Adorate ciò che scolpite voi stessi: mentre è Allah che vi ha creati, voi e ciò che fabbricate.”[ Corano 37:95-96]

“Dí: « Prendereste all'infuori di lui, patroni che per se stessi non possiedono né il bene né il male?».” [Corano 13:16]

Ai veneratori degli enti celestiali Egli cita la storia di Abraham: “Quando la notte l'avvolse, vide una stella e disse: «Ecco il mio Signore! » Poi quando essa tramontò disse:« Non amo quelli che tramontano»: Quando osservò la luna che sorgeva , disse: «Ecco il mio Signore!». Quando poi tramontò, disse: «Se il mio Signore non mi guida sarò certamente tra coloro che si perdono!»: Quando poi vide il sole che sorgeva, disse:« Ecco il mio Signore, ecco il più grande!» . Quando poi tramontò disse : « O popol mio, io rinnego ciò che associate ad Allah!: In tutta sincerità rivolgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra : e non sono tra coloro che associano».” [Corano 6:76-79] 

 L'Atteggiamento Dei Credenti

Per essere un musulmano (dall’arabo ‘muslim’=sottomesso a Dio), è necessario credere nell'Unicitá di Dio, nel senso del Suo essere l'Unico Creatore, Preservatore, Colui che Nutre, ecc. Ma questa credenza,  più tardi denominata Tawhid Ar- Rububiyyah, non è abbastanza. Molti degli idolatri sapevano e credevano che soltanto il Dio supremo poteva fare tutto questo. Per acquisire Tawhid Ar-Rububiyyah si deve aggiungere anche Tawhid Al-Uluhiyyah, ovvero si riconosce il fatto che è Dio l'Unico degno di essere adorato, e ci si astiene così dall'adorazione di qualunque altra cosa o entità.

 Avendo ottenuto questa conoscenza del Vero ed Unico Dio, l'uomo dovrebbe costantemente aver fede in Lui, e non dovrebbe permettere a niente di indurlo a negare tale verità. Una volta che la vera fede è entrata nel cuore della persona, essa mostra i suoi effetti sulla prospettiva e sul comportamento della persona stessa. Il Profeta(pbsl) ha detto, “La fede è quella che risiede saldamente nel cuore e che è dimostrata negli atti”. Uno dei risultati notevoli della fede è sentire gratitudine verso Dio, quale potrebbe chiamarsi l'essenza dell'Ibada (l'adorazione). Il sentirsi grati è talmente importante che chiunque neghi la verità è denominato kafir (ingrato) Un Credente ama, ed è riconoscente a Dio per la Sua generosità e per tutti i doni che gli sono stati dati. Consapevole che le sue buone azioni sono lontane da essere proporzionate ai favori Divini, è sempre ansioso di pregare e ringraziare Dio. Si ricorda sempre di Dio. Il Corano stesso manifesta questo senso di gratitudine ripetendo gli attributi di Dio molto frequentemente.

 “Allah! Non c'è altro dio che Lui, il Vivente, l'Assoluto . Non Lo assalgono mai sopore né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono solo ciò che Egli vuole. Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l'Altissimo, l'Immenso .” [Corano 2:255].

 www.huda.it

postato da nur85 alle ore 12:36 | link | commenti
categorie: islam
lunedì, 14 aprile 2008

Odi sufi

 La vicinanza di Dio

  1. E qual'è mai una terra così priva di Te
  2. che Ti si debba cercare in cielo?
  3. In pubblico li vedi che Ti guardano,
  4. ma non Ti scorgono, perchè son ciechi.

 

L'indovinello

  1. " Di quattro lettere il mio cuore è  innamorato, 
  2. ogni pensiero, ogni mia idea vi si dilegua :
  3. Un' A che all'atto di creare le cose unisce,
  4. un'L che il rimprovero impartisce.
  5. Un'altra L a rafforzare il concetto,
  6. e infine un H che mi perde, hai indovinato?"          

(al-Husayn ibn Mansur al Hallag)                                                        

 

Per chi desiderasse approfondire la questione del sufismo:

http://www.mistica.info/unsufi.htm

Mi limito solamente ad aggiungere che l'autore di questi brevi componimenti era un sufi vissuto nel IX secolo a Baghdad. Fu condannato e giustiziato per eresia, poichè arrivò ad affermare "Ana al-haqq" io sono la Verità, in nome di una sorta di panteismo mistico che animava la sua riflessione spirituale. L'ortodossia afferma che le creature pur provenendo da Dio non sono della sua stessa sostanza, ma si può affermare che la condanna di al-Hallag fu dettata più da ragioni politiche che strettamente teologiche e le sue tesi verranno riprese più tardi da un altro eminente sufi, Muhiddin ibn 'Arabi.

postato da nur85 alle ore 12:18 | link | commenti
categorie: islam, letteratura araba
lunedì, 14 aprile 2008

As-salamu aleykum!

Salve a tutti....  ho aperto questo blog un pò delusa dalla limitatezza nella personalizzazione di blogger! nn so con quanta regolarità scriverò qui, ma spero di esserci sempre! Si parlerà principalmente di islam e di cultura araba. Alcuni post saranno scritti da me, altri saranno copia-incolla da siti interessanti, ma sempre con commento personale. Che dire...Ahlan wa sahlan a tutti e buon divertimento!

postato da nur85 alle ore 08:41 | link | commenti (1)
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Salam! Mi chiamo Maryam, ho 23 anni e sono una italiana musulmana. Mi sono laureata pochi giorni fa e spero di poter condividere con voi il mio amore x l'islam e la sua cultura!

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